NON INVITATI ALLE CONFERENZE STAMPA DI BUCCO ANCHE SE …..

ESAURITI I BIGLIETTI DELLA PARTITA A SCACCHI A MAROSTICA APPLICANDO IL MARKETING DA NOI SUGGERITO. CI HA MESSO UN PO’ IL BUCCO A CAPIRE CHE ANDAVANO PRESI IL VENERDI’ ED IL SABATO DI DUE SETTIMANE!
Lo avevamo scritto anni fa: lo spettacolo della partita andava ripensato sia come giorni di programmazione che come svolgimento.
Gli spettacoli della domenica pomeriggio e sera non erano graditi al pubblico e occorreva una settimana in più con un totale di 4 spettacoli di venerdì e sabato. Inoltre evidentemente era opportuno avere un soggetto terzo esperto che suggerisse un approccio più professionale. E qui si è trovato un accodo con l’Accademia della Scala. Poi come per ogni spettacolo degno di questo nome si è data una colonna sonora. Ricordiamoci che il pubblico viene a vedere uno spettacolo ben fatto e paga volentieri il biglietto se vengono rispettati tutti i requisiti di bellezza ed unicità.
E facendo così un minimo di marketing, ma estremamente significativo, il Bucco con i suoi “stretti” amici può ora annunciare il tutto esaurito.
Il Bucco parla di un migliaio di persone coinvolte nell’iniziativa. Ricordiamoci però che l’ente promotore è la Pro Marostica che dovrebbe aver Soci tutti i cittadini. Perché il Bucco non ne promuove lo sviluppo? I Soci attualmente sono più o meno un centinaio e niente è fatto per loro. Sembra che servano in una stretta logica di potere per eleggere il Consiglio tra l’altro con un meccanismo elettorale che non tiene conto di minoranze, ma privilegia un gruppo precostituito.
Riconosciamo che il Bucco ha problemi a rapportarsi con chi la pensa diversamente (è stato anche tolto dal generalista Sei di Marostica se…con oltre 12.000 iscritti un record per una pagina fb locale), ma dovrebbe fare uno sforzo per cambiare, avere un approccio diverso con le persone. Tra l’altro ci guadagnerebbe come immagine personale.

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VINCENZO FORTE PRESIDENTE GRAZIE A UCCELLI E MOGLIE

VINCENZO FORTE ESPERTO DI UCCELLI NONCHE’ MARITO DELLA FIGLIA DELL’EUROPARLAMENTARE DI FRATELLI D’ITALIA SERGIO BERLATO, È IL NUOVO PRESIDENTE DELL’ATER. UN CURRICULUM DA INVENTARE….

Quando si leggono le “esperienze” professionali presentate su LinkedIn da Vincenzo Forte…cadono le palle. È stato per 5 anni portaborse in parlamento di Berlato, per 12 anni impiegato alla Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane, ultimamente per un anno e sette mesi presidente del Consorzio Aziende Riunite Collettore Acque e non si conosce da quanti anni marito della figlia di Berlato. Come studi ha il liceo classico linguistico De Sanctis a Roma. Formazione “linguistica” analoga alla Meloni ed alla Donazzan.
Nessuna esperienza di edilizia sociale come il suo predecessore Valentino Scomazzon che almeno il diploma di geometra ce l’ha. E ora ce lo troviamo Presidente dell’Ater con l’applauso dei suoi fans neo fascio, tutti Patria ed Efficienza.
Ecco quindi come avviene la spartizione delle careghe attualmente in Provincia di Vicenza, tanto per conoscenza agli elettori che intanto pagano.

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ADDIO AL GRUPPO DEL MERCOLEDI’?

C’ERANO UNA VOLTA FRANCESCA E GIORGIO DEL GRUPPO DEL MERCOLEDI’ DI MAROSTICA. È TUTTO FINITO?


Rientrando da Milano a Marostica dopo ben oltre venti anni di assenza, ho trovato il modo di conoscere i dintorni di Marostica attraverso il Gruppo del mercoledì. Infatti ogni mercoledì mattina, e tutto il giorno in estate, c’era alle 8.30 l’appuntamento per l’escursione a piedi attorno a Marostica. Quindi soprattutto Altipiano di Asiago e Monte Grappa. Gli organizzatori erano Giorgio, che curava l’itinerario, e Francesca, che si preoccupava di avere anche il thermos con il caffè ed i biscotti, per una piacevole sosta. Non era una escursione impegnativa in montagna, ma una passeggiata piacevole in mezzo alla natura con simpatici amici.
Poi due-tre anni fa Francesca e Giorgio si sono ritirati. È subito subentrata un’altra gestione che ha cambiato le modalità della passeggiata diventata una escursione in montagna. È evidente che il gruppo è subito cambiato eliminando quelli che anche per ragioni di età, e quindi di fiato, non volevano forzare il passo.
Anch’io mi sono ritirato, o meglio sono stato tolto dal file del gruppo, dopo un forte cambiamento di partecipanti, che è andato per la sua strada. Sinceramente non so più nulla e che fine ha fatto il bel Gruppo del mercoledì.
Certo che ho un grosso rimpianto: ho perso una magnifica opportunità di vivere ogni settimana la bella natura dei dintorni di Marostica in piacevole compagnia.

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IL GIOCO PERICOLOSO DELL’INFORMAZIONE SENZA PADRONI

UN TENTATIVO DI RISPOSTA SUL SISTEMA DI COMUNICAZIONE: COSA È IN PARTICOLARE FACEBOOK?

È sempre più importante nella società contemporanea il problema della comunicazione e della libertà di pensiero. Personalmente ho lavorato in azienda nell’ambito della comunicazione aziendale, e quindi nella costruzione della sua immagine sul mercato, che poi ho insegnato anche all’Università.

Le grandi dittature del secolo scorso furono costruite sul monopolio dell’informazione e sul plagio della popolazione. Oggi la situazione è completamente diversa e siamo di fronte ad una caterva di notizie e fonti informative. Si pone quindi il problema “a chi dobbiamo credere?”. Tanto più che abbiamo un oligopolio dei mezzi di informazione con diversi scopi informativi, anche se il filo conduttore è il profitto derivante dalla pubblicità. Chi gestisce questi nuovi media è interessato a sviluppare l’audience collegata a vendere prodotti e servizi più che al controllo specifico dell’informazione, della notizia in sé. Anzi la notizia è il veicolo per la pubblicità.
Applico le mie conoscenze nella comunicazione con la pagina fb Marostica senza Censura iniziata quasi dieci anni fa, partendo da zero ed arrivando in questi giorni a quasi 4.000 iscritti con circa 1.500 lettori al giorno. Il sistema Facebook permette a tutti di esprimere la propria opinione raggiungendo un vasto pubblico. Non ci sono particolari censure. Fatto impensabile fino a 20-30 anni fa. E qui ci sono due vie. O si fa una pagina ideologica cercando i propri adepti o una pagina di informazione-opinione sempre variabile e dinamica. La prima soluzione raggiunto il proprio target resta chiusa e probabilmente è destinata a restare ferma e sostanzialmente a morire. La seconda può svilupparsi seguendo i principi dell’interesse e della credibilità.
Quindi l’informazione vista non come semplice cronaca, ma interpretazione dei fatti in base all’art. 21 della nostra Costituzione. Ma qui oggi ci si scontra subito sul terreno delle querele. Chi ha soldi propri utilizza la querela subito come minaccia per difendere i propri interessi contro il “giornalista” certamente non ricco e che spesso si autocensura o deve seguire, soprattutto per i giornali e la tv, una precisa linea editoriale. Ma il fatto diventa più grave nei rapporti con le istituzioni pubbliche e l’Italia si pone al di fuori della legge europea. Se scopri un appalto del Comune truccato, come è accaduto nel mio caso e chiedi pubblicamente chiarimenti, subito il Sindaco ti querela per bloccare la tua denuncia e cominciare a farti spendere soldi per difenderti. Tanto l’avvocato del Sindaco è pagato dal Comune e quindi dai cittadini. La nuova normativa europea, che l’Italia dovrà introdurre a breve, prevede che chi perde paga tutto ed eventualmente anche una multa per essersi servito del Tribunale per scopi personali.
Poi viene il problema dell’uso del linguaggio. In un sistema informativo superaffollato occorre trovare quello giusto. Per me è stata significativa l’esperienza in campo pubblicitario che certamente va al dunque del problema senza lunghe disquisizioni e cerca un uso non banale delle parole.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

MA LA DONAZZAN NON HA LA GIUSTA FORMAZIONE

SULLA DONAZZAN RICEVIAMO UNA NOTA DA UN CITTADINO
Ogni volta che Elena Donazzan interviene sulla scuola e’ come se parlasse da esperta di pedagogia, di didattica o di organizzazione scolastica, ma vale la pena ricordare un dato molto semplice: non risulta che abbia una formazione accademica specificica in nessuno di questi ambiti.

Il suo titolo di studio, per quanto pubblicamente noto, è un diploma di maturità linguistica (come la Meloni). Un percorso rispettabile, come qualsiasi altro diploma, ma che non costituisce una preparazione specialistica nelle scienze dell’educazione, nella pedagogia, nella didattica o nell’organizzazione scolastica.

Qualcuno potrebbe obiettare che è stata per molti anni assessore regionale all’Istruzione del Veneto. È vero. Ma questo non cambia la sostanza del problema.

L’incarico di assessore regionale non trasforma una persona in un’esperta di scuola. Le competenze di un assessore riguardano prevalentemente la programmazione territoriale, il diritto allo studio, la formazione professionale, l’organizzazione della rete scolastica, i rapporti con gli enti locali e altri aspetti amministrativi. Si tratta di responsabilità importanti, ma profondamente diverse dalla progettazione educativa e dall’attività didattica.

Nell’ordinamento italiano la scuola gode di autonomia. Le scelte pedagogiche e metodologiche non sono date agli assessori regionali, ma allo Stato, che denifisce gli ordinamenti e gli indirizzi generali, e alle singole istituzioni scolastiche, che esercitano la propria autonomia attraverso dirigenti, docenti e organi collegiali.

Per questo motivo, presentare una lunga esperienza politica come se fosse una qualicazione scientica nel campo dell’educazione signica confondere due piani che dovrebbero rimanere distinti.

Essere stati assessore all’Istruzione significa aver amministrato politiche pubbliche. Non significa aver studiato pedagogia. Non significa essere esperti di didattica. Non significa possedere competenze specifiche sulla formazione degli studenti o sui processi di apprendimento.

Un politico ha tutto il diritto di avere idee sulla scuola e di proporre riforme. Ma quando pretende di indicare agli insegnanti come debbano educare, cosa debbano insegnare o quali contenuti culturali siano legittimi, è inevitabile chiedersi su quale preparazione fondi tale autorevolezza.

La risposta, almeno per quanto riguarda i titoli di studio e la formazione specialistica, è piuttosto chiara: non risultano percorsi universitari o professionali specifici nel campo delle scienze dell’educazione.

In una democrazia matura non dovrebbe scandalizzare porre questa domanda. Anzi, dovrebbe essere normale. Perché la scuola non appartiene ai politici di turno: appartiene alla Repubblica, alla Costituzione e alla comunità educante che ogni giorno la costruisce con competenza, studio e responsabilita’.

A cura Osservatorio Economico Sociale di Marostica

IN POLITICA DEMOCRATICA SENZA ANTIFASCISMO: IL CASO ASSURDO DELLA DONAZZAN

CHI E’ ELENA DONAZZAN: HA FATTO SOLO “POLITICA”?

Biografia
Comincia da giovane la sua militanza politica nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), nel quale, qualche anno dopo, diventerà segretario provinciale a Vicenza.
Nel 1995 aderisce alla svolta di Fiuggi di Gianfranco Fini, che porta allo scioglimento del MSI e la sua confluenza in Alleanza Nazionale (AN), partito con il quale, alle elezioni amministrative di quell’anno, si candida, venendo eletta, al consiglio provinciale di Vicenza, tra le liste a sostegno del candidato presidente di centro-destra Giuseppe Castaman.[1]
Alle elezioni regionali in Veneto del 2000 si candida tra le liste di AN, nella mozione del presidente uscente forzista Giancarlo Galan, nella circoscrizione di Vicenza. Viene così eletta nel consiglio regionale del Veneto, dove ha fatto parte delle commissioni agricoltura e cultura.[2]
Alle regionali venete del 2005 si ricandida tra le liste di Alleanza Nazionale, di nuovo a sostegno di Galan, venendo rieletta consigliera regionale nella medesima circoscrizione. In seguito entra nella giunta regionale del Veneto presieduta da Galan, come assessore con deleghe all’istruzione, alla formazione, al lavoro, caccia, protezione civile, tutela del consumatore, sicurezza alimentare e servizi veterinari.[1][2][3]
Alle elezioni politiche del 2006 viene candidata alla Camera dei deputati, nelle liste di Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Veneto 2 in quinta posizione, risultando eletta deputata grazie alla rinuncia di Adolfo Urso (che ha optato per il seggio ottenuto nella circoscrizione Veneto 1), ma il 28 aprile 2006 rinuncia all’elezione, e si dimette il giorno stesso, preferendo il mantenimento del suo incarico regionale. Al suo posto viene proclamato deputato Luca Bellotti.
A giugno 2019 aderisce a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.[4][5]
L’8 gennaio 2021, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, canta Faccetta nera, suscitando aspre critiche e portando il centro-sinistra a chiedere le sue immediate dimissioni dal consiglio regionale[6] nonché a sollecitare un intervento della magistratura per apologia del fascismo.[7]
Alle elezioni europee del 2024 si candida al Parlamento europeo, nelle liste di Fratelli d’Italia (FdI), circoscrizione Italia nord-orientale, venendo eletta europarlamentare;[8] di conseguenza, il 19 luglio 2024 si dimette da assessore regionale.[9]
Il 23 luglio dello stesso anno, viene eletta fra i vicepresidenti della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo.[10][11]
Posizioni politiche
Le sue dichiarazioni e prese di posizione politiche, marcatamente conservatrici e reazionarie,[12] sono state caratterizzate in più occasioni da continui richiami e ammiccamenti indiretti alle ideologie relative al fascismo, suscitando frequenti polemiche e richieste di dimissioni.[13][14][15][16]
Immigrazione
Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, ha mandato una lettera nelle scuole venete per sollecitare gli immigrati stranieri a dissociarsi dal terrorismo islamico.[17] Per risolvere la carenza di manodopera, ha ipotizzato il rientro di oriundi o di discendenti veneti emigrati in Sud America.[18] Ha deprecato i matrimoni misti interreligiosi, tra donne cattoliche e gli uomini musulmani, che, a suo dire favorirebbero le infiltrazioni del terrorismo islamico. Tale posizione ha generato forti critiche.[19]
Leva obbligatoria
Donazzan si è dichiarata “da sempre apertamente favorevole alla reintroduzione di periodo di servizio obbligatorio dei giovani”.[20]

A cura Osservatorio Economico Sociale di Marostica

NIENTE OPERA ESTATE A MAROSTICA GRAZIE A MATTEO MOZZO

L’ ASSESSORE ALLA CULTURA A MAROSTICA INCAPACE E FALLIMENTARE: MATTEO MOZZO.
E COSI’ LA NOSTRA È L’UNICA CITTADINA DI PRESTIGIO INTORNO A BASSANO SENZA OPERA ESTATE

Naturalmente per dimostrarsi capace ed acculturato il Mozzo dopo le dimissioni della Burei si era tenuto l’Assessorato alla Cultura. Insomma voleva una medaglia prestigiosa per Marostica. Ma quando si vuole e si impone un incarico occorre un minimo di capacità di saperlo svolgere. E dopo il fallimentare Museo degli Scacchi fatto rubando lo spazio alle attività delle associazioni culturali, ecco che Marostica non ospita alcuna manifestazione di Opera Estate, quando tutte le cittadine intorno a Bassano hanno avuto un evento. Pensiamo a Campese, San Nazario, Valstagna, Lusiana, ecc… I luoghi ideali per svolgere delle manifestazioni Politeama, Castello Superiore, Sala del Consiglio del Castello inferiore, Chiesetta San Marco, Sala dell’ex Opificio e anche la Piazza sono rimasti chiusi alla sera durante l’estate. Certo abbiamo il coro dei fascio-leghisti che cantano Leon, Leon per l’avvicinarsi della Partita a Scacchi accompagnati dalla nuova colonna sonora, ma certamente perdere una occasione come Opera Estate è da fessi. E in pratica è la dimostrazione dell’incapacità di Mozzo di relazionarsi con un evento culturale di grande successo. Ma che ci sta a fare come Assessore alla Cultura? Si vergogni e si dimetta. E l’Associazione Commercianti sta zitta? Forse è in ferie.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

BURATTINI IN COMUNE A MAROSTICA

VIETATA LA POLITICA: BURATTINI SENZA ANIMA IN CONSIGLIO COMUNALE DI MAROSTICA TRA UN “FINTO” GIOVANE SINDACO, UN SEGRETARIO CHE SI FINGE ESPERTO ED UN RAGIONIERE CHE SCOPRE IL CONTO ECONOMICO CON GLI AMMORTAMENTI

Non possiamo che essere d’accordo con un nostro lettore che è avvilito e incredulo da quanto accade in Consiglio Comunale a Marostica. Appartengo alla generazione del ’68 e ricordo che nei consigli comunali non si discuteva solo di scuole, strade e servizi, ma venivano presentate mozioni politiche come per la guerra del Vietnam o per il blocco di Cuba o la segregazione razziale in Sudafrica.
Oggi tutto tace eppure ci sono il genocidio di Gaza, l’Iran violato con anche l’assassinio del suo massimo dirigente politico, i bombardamenti indiscriminati di Israele, la guerra tra Russia ed Ucraina, gli Stati Uniti che non rispettano le regole internazionali, lo strangolamento di Cuba, la conquista comprata dagli americani del Venezuela, il riarmo forzato, per non parlare dei migranti ecc… E ci sarebbe da discutere molto di più che nel ’68.
Eppure non si parla di vera politica in Consiglio Comunale, non ci sono mozioni e prese di posizione sulla vita reale della gente e tutto viene delegato a pochi politici “leader” dei vari partiti che discutono e decidono per noi. Incredibile. Le discussioni devono essere “leggere” non impegnate per il giovane “controrivoluzionario” Matteo. Dobbiamo stare in letargo e se esprimiamo una opinione non gradita, ecco la denuncia del Sindaco e dei suoi “accoliti” per intimorirci e, siamo al massimo del ridicolo, con le spese legali pagate dai cittadini per il Mozzo.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica